Ai poeti. Versi per Blok, Achmatova, Majakovskij e Puškin
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Ai poeti. Versi per Blok, Achmatova, Majakovskij e Puškin

Ai poeti. Versi per Blok, Achmatova, Majakovskij e Puškin

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Ai poeti. Versi per Blok, Achmatova, Majakovskij e Puškin
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La Storia

Tra il 1916 e il 1933 Marina Cvetaeva compone quattro cicli di versi dedicati ad Aleksandr Blok, Anna Achmatova, Vladimir Majakovskij e Aleksandr Puškin. Non sono omaggi d'occasione, ma attraversamenti vertiginosi, dialoghi "in absentia", investiture e sfide. La poesia diventa il luogo di un confronto assoluto, nel quale l'effigie dell'altro coincide con l'autoritratto, e la consacrazione del destinatario si rovescia in una dichiarazione di identità e di status. Blok è l'epifania angelica e inattingibile, un dio della poesia oggetto di un'infatuazione trasognata e di un'adorazione che si muta in compianto dopo la sua scomparsa; Achmatova è Musa e antagonista, sovrana di un dominio poetico femminile conteso; Majakovskij è il fratello dissonante, travolto dalla furia del secolo; Puškin, infine, è il classico restituito alla sua forza indomita, profondamente immerso nella Russia del presente e del tutto in sintonia col sentire cvetaeviano. Allineati uno dopo l'altro, questi quattro cicli compongono un affresco di grande effetto, in cui la voce dell'autrice si potenzia rifrangendosi nelle poetiche altrui. Ne emerge una società dei poeti che è insieme pantheon e specchio: un quadrilatero di solitudine e splendore, dove la poesia si misura con la morte, l'esilio, la storia, affermando la propria irriducibile sovranità.

Description

Tra il 1916 e il 1933 Marina Cvetaeva compone quattro cicli di versi dedicati ad Aleksandr Blok, Anna Achmatova, Vladimir Majakovskij e Aleksandr Puškin. Non sono omaggi d'occasione, ma attraversamenti vertiginosi, dialoghi "in absentia", investiture e sfide. La poesia diventa il luogo di un confronto assoluto, nel quale l'effigie dell'altro coincide con l'autoritratto, e la consacrazione del destinatario si rovescia in una dichiarazione di identità e di status. Blok è l'epifania angelica e inattingibile, un dio della poesia oggetto di un'infatuazione trasognata e di un'adorazione che si muta in compianto dopo la sua scomparsa; Achmatova è Musa e antagonista, sovrana di un dominio poetico femminile conteso; Majakovskij è il fratello dissonante, travolto dalla furia del secolo; Puškin, infine, è il classico restituito alla sua forza indomita, profondamente immerso nella Russia del presente e del tutto in sintonia col sentire cvetaeviano. Allineati uno dopo l'altro, questi quattro cicli compongono un affresco di grande effetto, in cui la voce dell'autrice si potenzia rifrangendosi nelle poetiche altrui. Ne emerge una società dei poeti che è insieme pantheon e specchio: un quadrilatero di solitudine e splendore, dove la poesia si misura con la morte, l'esilio, la storia, affermando la propria irriducibile sovranità.

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