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-65%Ho sparato a Mussolini. La san(t)a follia di Violet Gibson—
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$6.39La Storia
Chi era Violet Gibson? Un’aristocratica irlandese, figlia del Lord Cancelliere d’Irlanda, internata più volte in manicomio. Il 7 aprile 1926, in piazza del Campidoglio a Roma, si avvicinò a Benito Mussolini e gli sparò, ferendolo al naso. Mussolini non volle farne una martire e ordinò che fosse espulsa dall’Italia. Winston Churchill la fece rinchiudere nell’ospedale psichiatrico di St Andrew’s a Northampton, dove rimase fino alla morte, il 2 maggio 1956, dimenticata da tutti. L’autore ricostruisce il mondo interiore di Violet attraverso un monologo visionario, frammentato, ossessivo: dalla casa paterna di Dublino, prigione di cristallo e naftalina, ai numerosi ricoveri nei manicomi londinesi, alla Grande Guerra, alla morte dei fratelli, fino ai quaranta giorni di digiuno e di preparazione a Roma e al colpo sparato. La parentesi nel sottotitolo – “san(t)a” – indica il percorso del libro che non intende sciogliere il nodo tra santità e follia, tra mistica e patologia, perché è lì che abita Violet, in quello spazio che nessun tribunale e nessun manuale psichiatrico ha mai saputo risolvere con precisione. La prosa è tagliente, senza consolazioni. Lo stile si stringe man mano che ci si avvicina al gesto: le frasi si abbreviano, il tempo si dilata, il grilletto si abbassa millimetro dopo millimetro.
Description
Chi era Violet Gibson? Un’aristocratica irlandese, figlia del Lord Cancelliere d’Irlanda, internata più volte in manicomio. Il 7 aprile 1926, in piazza del Campidoglio a Roma, si avvicinò a Benito Mussolini e gli sparò, ferendolo al naso. Mussolini non volle farne una martire e ordinò che fosse espulsa dall’Italia. Winston Churchill la fece rinchiudere nell’ospedale psichiatrico di St Andrew’s a Northampton, dove rimase fino alla morte, il 2 maggio 1956, dimenticata da tutti. L’autore ricostruisce il mondo interiore di Violet attraverso un monologo visionario, frammentato, ossessivo: dalla casa paterna di Dublino, prigione di cristallo e naftalina, ai numerosi ricoveri nei manicomi londinesi, alla Grande Guerra, alla morte dei fratelli, fino ai quaranta giorni di digiuno e di preparazione a Roma e al colpo sparato. La parentesi nel sottotitolo – “san(t)a” – indica il percorso del libro che non intende sciogliere il nodo tra santità e follia, tra mistica e patologia, perché è lì che abita Violet, in quello spazio che nessun tribunale e nessun manuale psichiatrico ha mai saputo risolvere con precisione. La prosa è tagliente, senza consolazioni. Lo stile si stringe man mano che ci si avvicina al gesto: le frasi si abbreviano, il tempo si dilata, il grilletto si abbassa millimetro dopo millimetro.











